Tre Concetti Chiave che ogni Imprenditore deve Conoscere per ripartire a Razzo!

Mentre sto scrivendo, siamo ancora più o meno tutti bloccati dal Coronavirus. Quindi scrivo tenendo in mente questo problema e spremendomi le meningi per aiutare le persone a ripartire nel miglior modo possibile, magari sistemando problemi che erano già presenti nelle loro attività e che il blocco ha solo amplificato.

Anche se tu dovessi leggere questo articolo molto dopo dal giorno nel quale l’ho scritto, non temere… i principi sono sempre validi in qualunque momento della tua vita imprenditoriale.

Abbiamo ripetuto infinite volte e tu sei qui a leggere proprio per questo, che la differenza sostanziale tra un’attività che non funziona e una che invece ottiene successo è la capacità di fare marketing, supportata dall’abilità di leggere i numeri e in particolare il bilancio.

Ad esempio, è molto difficile che tu possa creare campagne di marketing efficaci per una PMI se non comprendi il rendiconto finanziario della tua azienda e non sei in grado di proiettare gli investimenti nei mesi a venire, al centesimo. La differenza tra una PMI o un autonomo o un libero professionista rispetto a una Big Company, una multinazionale o una grande azienda è che le seconde fanno “marketing istituzionale” del quale non tracciano praticamente nulla tranne “l’engagement”, cioè in sintesi quante persone hanno visualizzato i loro annunci, i loro video, i loro ads ecc…

Non c’è niente di male, ma non è lo sport di una PMI o di un autonomo che invece devono far sì che ogni centesimo speso in marketing, conti e rientri con un ROI positivo.

Le grandi aziende stanziano all’inizio dell’anno un budget per “la visibilità”, praticamente a fondo perduto e lo danno alle agenzie alle quali commissionano il lavoro e fine. Tu invece non puoi fare così. Hai bisogno di sapere esattamente quanti centesimi di cassa hai in tasca per poter finanziare le campagne e dovrai iniziare facendo una stima di:

  • quanto ti tornerà di quei soldi investiti in termini di profitti (cioè il ROI)
  • entro quando ti torneranno quei soldi in cassa (per calcolare il tuo ciclo monetario)

Ad esempio vedo troppe persone ancora incapaci di fare i conti con le campagne di marketing in maniera corretta. Magari a te potrà sembrare banale ma permettimi di fare un esempio molto terra terra a scopo didattico.

Ti ricordo che tu non sei un “infoprodottaro”. Cioè non vivi facendo campagne web per vendere documenti in PDF o videocorsi per i quali i tuoi costi sono praticamente 0€ e quindi tutto ciò che incassi in più rispetto a ciò che spendi sono soldi tuoi.

L’infoprodottaro può permettersi di essere mediocre tutto sommato nelle sue campagne perché gli basta che abbiano un ritorno di 1€ in più di ciò che spende in pubblicità per star guadagnando qualcosa.

Esempio:

Io sono Frank Superbreakfast e vendo videocorsi meravigliosi per imparare a cucinare in modo sano e genuino.

  • Li vendo sotto forma di videocorsi.
  • Li erogo solo online e quindi non ho costi tranne il server in pratica.
  • Li registro con il mio iPhone in camera mia senza editing e quindi spendo zero.
  • Li propongo grazie a Facebook Ads e Google Adwords, magari con gli Youtube Ads per raggiungere qualche nicchia specifica e via.

Ora, se spendo 200€ per ipotesi in annunci e incasso 1000€, ho guadagnato a tutti gli effetti 800€. 

È un bellissimo mondo quello degli infoprodottari e negli Stati Uniti ho amici che fanno veramente cifre importanti con questo sistema. E sono molto bravi.

In un mercato come l’Italia tutto è estremamente ridotto ma ci sono comunque persone che riescono a portare a casa uno stipendio dignitoso in qualche nicchia.

A parte questo, il problema è che per un imprenditore non funziona così perché l’imprenditore ha un paio di voci che si chiamano:

  • Costi fissi e
  • Costi Variabili

che cambiano l’equazione in gioco.

Iper-semplifichiamo il gioco solo tenendo in considerazione i costi variabili per semplicità e ripetiamo l’esperimento di prima:

Spendo 200€ in ads, ne incasso 1000. Ho sempre guadagnato 800€?

Dipende, ma spesso no.

Facciamo finta che i miei prodotti abbiano un margine di guadagno netto del 10% ad esempio. Quindi su 1000€ incassati, a me ne rimangono 100€ di primo margine.

Da 100€ del primo margine ora vado a sottrarre i 200€ spesi per gli annunci, ed ecco che per ogni 200€ che spendo in pubblicità invece che guadagnare vado sotto di 100€. No buono.

Se avessi un margine doppio, cioè del 20% allora avrei 200€ di primo margine e starei spendendo 200€ per vedermi tornare 200€ e quindi andare a malapena a pareggio! Ehy! Ma sto web marketing è una fregatura!

No, ma supponiamo che il tuo margine sia il triplo. Cioè il 30% e quindi tu abbia come primo margine 300€. Ecco che per ogni 200€ che spendi te ne ritornano 100. Le tue campagne cominciano ad avere un ROI positivo reale e sei sulla buona strada.

Ora devi solo calcolare quante volte devi investire 200€ di marketing per incassarne 100€ e poter arrivare a coprire i tuoi costi fissi.

Diciamo per semplicità che hai una mini struttura nella quale tra costi di base e tuo stipendio molto basso, devi raggiungere almeno 10.000€ di incassi nei quali fai rientrare anche prudenzialmente le tasse.

Ora sai che ti servono 10.000€ : 100€ = 100 campagne chiuse con il medesimo profitto

100 campagne per 200€ = 20.000€

Ora hai fatto i conti di quanto ti serve in termini molto precisi per incassare 10.000€ dai quali pagare affitto, acqua, luce e gas e pagarti uno stipendio. Ti servono 20.000€ di cassa.

Ora, se hai un attività al dettaglio, tipo studio dentistico, estetista, parrucchiere o negoziante in generale, il problema è abbastanza contenuto perché incassi contestualmente allo scontrino o alla fattura battuta, cioè appena il cliente viene a ritirare il suo prodotto o servizio.

Ma se tu incassassi a 30 giorni? Avresti bisogno di avere davvero 20.000€ di cassa disponibile prima di cominciare a rientrare e poter usare il circolante per finanziarti. Ce li hai? Hai fatto i conti?

E se tu sei un’azienda invece che stacca fattura e incassa a 60 giorni? o a 90 giorni? Ti servirebbero 40.000€ o 60.000€ più tutti i costi fissi che devi sostenere in quei due o tre mesi, prima di poter tornare a lavorare con il circolante. Ce li hai? Hai fatto bene i conti?

Questo vale ovviamente per tutti coloro che devono ripartire dopo uno stop prolungato ma anche per chi semplicemente sta partendo da zero.

Se in azienda non hai uno specialista dei numeri, è abbastanza ovvio che le tue scelte saranno dettate da una visione finanziaria offuscata o decisamente scorretta che non faranno altro che danneggiare il tuo futuro, il tuo rating bancario e probabilmente portarti al fallimento.

Assicurati di aver fatto questi conti in maniera precisa prima di ripartire, e ti salverai la vita. Avrai anzi la possibilità di prosperare proprio perché in molti non li sapranno fare e finiranno schiacciati purtroppo dalle loro mancanze in termini di competenze marketing e finanziarie, che sono tutto ciò che si trova alla base di Metodo Merenda.

Se poi vuoi farti aiutare mese per mese da me e dal mio team di professionisti, iscriviti al Circolo degli Imprenditori.

 

Quando avrai imparato a gestire i numeri base delle tue campagne, ci sono 3 concetti chiave che devi imparare a padroneggiare se vuoi definirti “skillato” almeno a livello basilare in Metodo Merenda.

  1. La differenza tra desideri e bisogni.
  2. La differenza tra caratteristiche e posizionamento.
  3. La differenza tra marketing per il front end e marketing per il back-end.

Differenza tra desideri e bisogni

L’errore più comune per chi vende qualcosa, specialmente i propri prodotti e servizi, è quello di confondere i desideri delle persone con i loro bisogni.

Avrai sentito mille volte persone dire cose come:

  • Devo davvero avere quella nuova borsa meravigliosa!
  • Abbiamo bisogno di una casa più grande ora che ci nasce un figlio!
  • Sono passati già tre anni, devo davvero decidermi a cambiare auto!

Ecc…ecc…ecc…

Ecco, nessuna di queste frasi qui sopra ad esempio esprime un bisogno. Un bisogno è qualcosa senza a quale non puoi vivere. I nostri bisogni sono realmente pochi e basici come:

  • L’aria
  • L’acqua
  • Il cibo
  • Vestiti (di solito)
  • Un tetto sulla testa
  • Un mezzo di trasporto (non sempre)

E tutte queste cose sono o gratuite o decisamente poco costose se scegliamo le loro versioni “base”

Tutto il resto di ciò che compriamo si basa su desideri non su bisogni. E anche ciò che abbiamo definito sopra come bisogni, si trasforma in desiderio non appena acquistiamo qualcosa che non sia la versione più economica possibile di quanto presentato.

Infatti noi vogliamo un certo tipo specifico di pane, una certa marca d’acqua, una specifica marca di vestiti, una casa in un quartiere particolare ecc…ecc…. e nessuna di queste cose è un “bisogno”.

Appena avrai capito che ti trovi nel settore di vendere  prodotti o servizi che realizzano desideri per i tuoi clienti e non che soddisfano bisogni/necessità, diventerai un imprenditore migliore e un marketer migliore. Questo perché capirai la necessità di creare quel desiderio bruciante nel cuore dei tuoi clienti.

Molti imprenditori che si approcciano al marketing per la prima volta, così come anche tanti marketer nel campo da anni, così come anche tanti copywriter in erba, passano tutta la vita “inchiodati” nella convinzione che le loro campagne di marketing alla fin fine debbano essere logiche e razionali.

Ecco quindi una bella lista dei “7+1 perchè” il mio prodotto o servizio X è migliore del servizio o prodotto Y della concorrenza.

Se il tuo prodotto è davvero una commodity semi-indifferenziata, o meglio se nessuno dei tuoi concorrenti in realtà si prodiga nel fare come te campagne di marketing, questo tipo di approccio potrebbe anche funzionare. Tutto sommato “Piuttosto che niente è meglio piuttosto” mi insegnò nonno da bambino.

Ma in tutti gli altri casi questo tipo di approccio fallirà, perché non farà ciò che una vera campagna di marketing deve fare quando stai vendendo desideri: Stimolare le emozioni.

Ma non puoi stimolare emozioni qualsiasi nel tuo cliente. Puoi stimolare solo quelle emozioni che il tuo potenziale cliente non associa a un prodotto o servizio della concorrenza.

Se i tuoi clienti o potenziali clienti possiedono già quelle emozioni ancorate nel loro cervello poiché le hanno legate stabilmente a un tuo concorrente, beh allora devi trovare altre cose da dire che risuonino nella tua clientela potenziale: una lista di bullet point del “perché sei meglio” di Coca Cola, non funzionerà. La gente continuerà a comprare Coca Cola perché lei è “The Real Thing” (Quella vera).

Devi imparare a scrivere le tue campagne conducendo le persone verso quelle emozioni specifiche che vogliono provare e che nessuno gli ha ancora fatto provare in quel modo.

Sei particolarmente fortunato perché esiste un corso momentaneamente gratuito (ma lo toglierò presto e lo rimetterò al sicuro in cantina) che si chiama Ghiaccio Agli Eschimesi. Devi solo studiarlo passo passo per acquisire quelle abilità che ti servono per imparare a fare ciò che ti ho appena detto. Se lo vuoi clicca sul pulsante verde qui sotto.

 

 

Differenza tra Caratteristiche e Posizionamento

Prima di condurre il tuo cliente verso le emozioni, devi ovviamente decidere quali sono le emozioni che il cliente proverà acquistando il tuo prodotto. O meglio, devi capire quale giustificazione razionale il tuo cliente si darà per acquistare il tuo prodotto e che scatenerà una emozione in lui facendolo sentire “ok” con sè stesso e con i suoi criteri di decisione.

Facciamo finta che tu debba vendere una matita. Una matita è una cosa molto difficile da vendere perché di base è una commodity. A meno che uno immagino non sia un “esperto di matite”, semmai ne esistesse uno, non saprebbe riconoscere una matita di una marca dall’equivalente di un’altra marca.

Ci sono poche cose sulle quale appigliarsi quando stai cercando di vendere una matita. Quindi devi comprendere ancora meglio al differenza sostanziale tra Caratteristiche e Posizionamento.

Proviamo a fare una lista delle caratteristiche della matita, cioè delle cose che ha o fa:

  • È fatta di legno
  • Ha un diametro specifico
  • Ha un inserto di grafite
  • Ha una gomma all’estremità opposta alla punta

Ecco non è che ci siano molte altre caratteristiche di una matita. E se la tua fosse l’unica matita del mondo potresti venderla come fanno la quasi totalità dei marketer là fuori, cioè elencando le sue caratteristiche e dicendo “Puoi cancellare quello che scrivi a differenza della penna!” Stop.

I marketer sono diventati “creativi” proprio per risolvere questo problema. Perché se non erano i primi a fare la campagna di marketing a un nuovo prodotto, dovevano farla a una sua copia. Ed era molto difficile dire qualcosa di diverso da “Scrivi e cancella, è fatta di legno e ha una gomma”.

Allora negli anni 70 esplode la mania della creatività, nascono gli slogan a effetto con immagini colorate e shoccanti. Una campagna creativa per una matita sarebbe qualcosa tipo uno spot con bambini che saltano per aria con le cartelle e gli zaini e in sottofondo la voce fuori campo:

“Esplodi di vita! È una matita!”

È inutile che ridi… prova a vedere un po’ su youtube carrellate di spot dei decenni passati e vedi se non è andata come ti ho detto io.

Ora sappiamo che nessuno dei due approcci proposti qui sopra sia una cosa intelligente, poiché gli acquisti non sono basati interamente su processi logici e razionali, ma nemmeno sono basati su emozioni completamente astratte evocate da slogan creativi.

Nessuna delle scelte proposte qui sopra va bene per vendere, per capirsi.

Quello di cui hai bisogno è trovare un posizionamento, qualcosa di diverso da tutti gli altri o semplicemente non detto da nessuno prima di te che ti permetta di entrare nella mente dei potenziali clienti per un unico motivo specifico e non uscirne più.

Prendiamo la caratteristica: “È fatta di legno”. Stai molto attento alla magia che sto per mostrarti:

Resta di stucco… è un Merenda Trucco!”

Normalmente le matite sono fatte di pioppo. Il pioppo fa parte della famiglia dei legni tenerissimi come il salice, il tiglio, l’abete, l’ippocastano, il sambuco e alcune specie di pini.

Se tu producessi matite a partire da un legno diverso come l’abete, potresti dire che la tua matita è la più tenera di tutte e quindi è

“La matita più morbida da temperare”.

Se volessi essere ancora più sofisticato e aggiungere una punta di sessismo a fin di bene, potresti creare in questo modo la matita più morbida per temperare, targetizzando le bambine. Ed ecco creata una nuova linea di prodotti con un posizionamento fortissimo partendo dal “niente”… cioè una semplice matita.

Ora stai attento: per assurdo se nessuno ha mai pubblicizzato il fatto che le sue matite sono fatte con tenerissimo pioppo e anche le tue sono in pioppo e non vuoi o non puoi cambiare materiale, puoi semplicemente appropriarti di quel posizionamento “dichiarandolo”. Esattamente come fece Rosser Reeves quando assunto per fare le campagne marketing per la Birra Schlitz mese in risalto il suo posizionamento:

“Con le bottiglie lavate a vapore”.

Tutte le altre birre avevano lo stesso processo produttivo, ma grazie a Reeves la Schlitz fu la prima a dirlo, e come risultato in 6 mesi divenne la birra più venduta degli Stati Uniti.

Quindi puoi cambiare il materiale o non cambiarlo. Il risultato sarà identico.

Se invece vuoi andare al contrario potresti scegliere di fare matite con un legno più duro, ad esempio l’acero, la farmia, il carpino, il ciliegio selvatico, il frassino, l’acacia, l’olmo, il rovere, l’albicocco, il pero, il pitch-pine, il noce d’America, l’agrifolglio.

Se tu scegliessi uno di questi materiali, supponendo che sia economicamente conveniente in qualche modo, tu potresti targetizzare i genitori di bambini abbastanza vivaci creando:

“La prima matita che non si spezza”.

Le possibilità sono infinite.

Prendiamo la seconda caratteristica: il diametro specifico.

Puoi essere il primo a creare una matita con un diametro particolare, più grande o più piccolo non importa, non sono un esperto di ergonomia, per poter dichiarare:

“La matita più comoda da impugnare”.

E questo sarà il tuo posizionamento.

Sì lo so che stai pensando che le matite non le usa più nessuno perché oggi tutti lavorano con software e scrivono con l’iPad… ma non è così. Ogni anno vengono ancora prodotte e vendute ben due miliardi di matite nel mondo. È un mercato ancora florido… non ti consiglio di buttartici dentro, ma non lo sottovalutare come esempio.

Se prendi la terza caratteristica, cioè il fatto che abbia un cuore in grafite, puoi scegliere o creare una mescola particolare per creare:

“La matita dal tratto impressionante!”

Insomma, penso che tu abbia capito il punto.

Devi pensare a tuo mercato target e decidere di attaccarlo in maniera specifica. Forse sei in ritardo per creare una matita generica, ma c’è sicuramente spazio per creare una matita per bambine, o per bambini irrequieti e spaccatutto, o per professionisti ecc…ecc..ecc..

Poi devi pensare a come più o meno concretamente una caratteristica del tuo prodotto possa essere venduta come unica e utilizzata per posizionarti nella testa dei tuoi potenziali clienti.

Devi trasformare una tua caratteristica in un concetto da possedere nella mente del cliente e poi continuare a martellarlo con le campagne di marketing all’infinito. Questo è il segreto del successo imprenditoriale, quando parliamo di creare qualcosa che possa vincere sulla concorrenza e creare una nuova categoria nella quale essere il leader.

È terminata l’epoca delle commodity, è finita l’epoca della creatività. Siamo di necessità nell’era del posizionamento.

Anche in questo caso sei fortunato perché ho deciso di regalarti un intero corso che si occupa di questo. Si chiama Brand Vendita e sono oltre 30 ore di formazione, per qualche tempo a disposizione in modo gratuito. Se lo vuoi, clicca sul pulsante verde qui sotto e fallo tuo finché sei in tempo.

 

 

Differenza tra Marketing per il Front End e Marketing per il Back End

Ci sono veramente poche distinzioni più importanti che la differenza tra front end e back end quando si parla di marketing e capire come questi due flussi lavorino separatamente ma anche sinergicamente è fondamentale per accelerare la crescita e massimizzare i profitti.

Le vendite di front end e relativo funnel sono le vendite che fai sui potenziali clienti, cioè persone che non hanno mai comprato nulla da te.

Lo scopo di una vendita di front end è quella di acquisire un cliente. Lo scopo di una vendita di back end è quello di produrre un profitto.

L’errore della partita iva italiana, che sia un imprenditore, un autonomo, un libero professionista o un esercente non importa, è quello di non fare differenza tra come deve fare marketing e vendita sui clienti potenziali nuovi e cosa deve fare invece sui già clienti.

In Italia in un modo o nell’altro è come se tutti fossero un po’ in fondo in fondo un negoziante. Il negoziante prepara la vetrina, espone la merce e aspetta che qualcuno entri per vendergli qualcosa di quello che ha in magazzino.

Che tu lo faccia

  • con una vetrina,
  • che tu lo faccia con un catalogo e un rappresentante,
  • che tu lo faccia con le informazioni sul tuo sito,

il principio non cambia…

È sempre il fallimentare : “Io vendo questo, che le serve, quante gliene do?”. Stop.

Il mondo è diventato un po’ più complesso ed evoluto e oggi serve un grado di sofisticazione un pochino più avanzato rispetto a quello della bottega, del capannoncino o del negozio di paese.

Se capisci che hai bisogno di almeno due funnel, uno per attirare nuovi clienti e uno per “Spremere i Limoni”, sei veramente otto passi avanti rispetto a tutta la tua concorrenza. Sono certo che per quanto io possa sbattermi, ancora per molti anni a venire ci saranno pochissime persone in grado di comprendere ma soprattutto di applicare questo concetto.

Qualunque business tu abbia, devi fare in modo di acquisire nuovi clienti potenziali interessati a ciò che potresti avere e per fare questo devi avere un’offerta ricorrente di front end che sia straordinaria.

Per fare quest’offerta devi fare in modo di fare molto bene i conti perché non potrai trarne un profitto, ma anzi sarai fortunato se andrai a break even o punto di pareggio. In alcuni casi dovrai fare benissimo i conti perché con la tua offerta di front-end andrai in perdita e dovrai essere sicuro di andare in profitto grazie alla matematica progressiva con il back-end.

Se sei un esercente o un professionista puoi offrire un prodotto o un servizio con uno sconto molto ampio per andare a pareggio e crearti una banca dati di clienti da convertire poi in clienti ricorsivi.

Se sei un bar ad esempio hai un front end “automatico” che è il caffè. Il caffè è quella roba che attira tutti quelli che nella tua zona hanno bisogno di caffeina e ti permette di vendergli altro cibo, bevande, caramelle, giochi alle macchinette ecc…ecc..

Il problema è che in quanto bar, il caffè come front end “gratis” ce l’hanno tutti. Quindi non ti permette di differenziarti. Dovresti andare a rotazione e ogni settimana creare campagne su un pubblico che normalmente non si avvicina al tuo bar (con i “motori” di Facebook e Google oggi è un gioco da ragazzi) e attrarli con una super offerta diversa ogni settimana.

Una settimana, il caffè, una il cappuccino, una una bonus card per le macchinette infernali, una una brioche ecc… continuando ad attrarre pubblico diverso e testando. La sera puoi mettere lo spritz a metà prezzo o il buffet a rotazione ecc… ma non basta “fare” queste cose… cioè esporle nel bar. Perchè sennò mannaggiabubù l’unica cosa che farai è mostrarle ai già clienti e non è quello il tuo scopo.

Devi creare delle campagne di marketing che vadano a intercettare pubblici che normalmente senza le tue offerte succose si fermerebbero ad un altro bar magari più vicino a loro.

Poi spetta a te trattare quei nuovi clienti così bene con un servizio straordinario da fare in modo che vogliano non solo comprarti da subito altre cose, altre consumazioni mentre sono lì, ma soprattutto tornare, e tornare.. e tornare…

Se sei un parrucchiere puoi usare lo stesso principio e offrire ai nuovi clienti un trattamento a un prezzo particolarmente scontato. Questo perché avrai clienti ai quali venderai altri trattamenti a completamento e proverai a veder loro anche prodotti da portare a casa ecc…

Poi ci sono invece settori dove il front end non esiste in quanto prodotto ma devi essere più creativo, nel senso che devi attirare le persone in target (quello è il segreto, la costruzione o il noleggio di una lista profilata) per poi renderle tue clienti.

Matteo Rivolta è il patron di RiFRA, il gioiello del lusso Made in Italy che crea le cucine e i bagni più belli del mondo, presenti nelle ville dei miliardari a Beverly Hills, in Israele a Dubai e in genere dove ci sia gente che non si accontenta.

Matteo ovviamente non è che possa avere un front-end nel senso che ti vende un lavandino sperando che tu dopo ti compri la cucina. Non funziona così.

Ma quello che fa Matteo ad esempio è invitare clienti estremamente selezionati nel suo show room, per una cena elegante con cuochi dal vivo mentre usano proprio le cucine RiFRA. Questo è uno dei suoi front-end, sul quale ovviamente investe senza guadagnare nulla, il back end è che poi a queste persone arriverà a vendere arredamento nel tempo.

Il concessionario che vuole vendermi un’auto di lusso, non è che può provare a vendermi un volante o una gomma come front-end. Ci mancherebbe. Ma può invitarmi a un pranzo, a un ricevimento o a una cena e farmi fare un giro di prova sull’ultimo modello di Ferrari, di Lamborghini, di Aston Martin o quello che é e fare in modo che mi venga voglia di comprarla.

Maurizio Porta di Porta Solution invita imprenditori di livello non solo a cena e a fare un giro informativo per vedere la sua linea di produzione, gli paga il biglietto aereo e il servizio limousine per portarli alla sua sede, ma ha creato anche un corso per insegnare la lean production metodo Toyota ai suoi clienti per usare al meglio i maccinari che lui poi gli vende. Ti ho già mostrato in un precedente articolo quanto il suo bilancio sia straordinario, quindi non mi ripeterò.

È un genio? Certo ma é più un applicatore che un genio… perché il concetto ora lo conosci anche tu, ma tu stai facendo o leggendo e basta?

In quanti che dicono di capire poi lo fanno davvero? Pochi, troppo pochi.

Più il tuo front-end è straordinario, più il tuo servizio una volta attirati i clienti è di livello superiore, più avrai possibilità di creare un’economia di scala straordinaria e pian piano svuotare la vasca dei clienti che vanno dalla concorrenza per riempire la tua piscina.

La buona notizia? È che puoi avere gratis il corso per applicare da subito il concetto di Front End e Back end nel tuo settore, se diventi socio del Circolo degli Imprenditori. Te lo ritrovi come regalo all’interno e puoi partire con la collezione completa dei corsi e con il piede giusto per creare un’impresa finalmente a prova di bomba e di crisi… e di Coronavirus. Se vuoi partire sul serio e smetterla di “pensare e basta”, clicca sul pulsante qui sotto e ci vediamo dentro.

 

 

Rock n’ Roll!

Frank.

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