
crea una nuova categoria e dominala: il segreto per un successo immortalE
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Posizionamento per contrasto
Si definisce un “opposto” simbolico (gelato industriale ricco di zuccheri, aromi, coloranti) per far emergere con forza l’identità di marca. -
Dallo “spettro di qualità” alla scelta di un estremo
Invece di stare nel mezzo, Don Peppinu occupa l’estremo “puro” e lo presidia: latte vero, panna vera, frutta vera. Scelta radicale = messaggio chiaro. -
Creazione della categoria
Viene coniato il nome “Gelato Verace” e codificato con regole esplicite (no semilavorati/paste/coloranti/panna vegetale). La categoria diventa una barriera competitiva. -
Gestione delle aspettative e psicologia del gusto
Il gusto nasce nella mente: si educa il cliente su colore, consistenza, ingredienti per riallineare aspettative e ridurre i fraintendimenti. -
Codici di marca e storytelling
Sicilianità, nonno, artigianalità: segnali identitari forti e coerenti che ancorano la promessa (eredità come asset narrativo). -
Obiezioni tipiche e come ribatterle
“È caro/ce n’è poco/sono abituato altrove”: si ribalta la situazione (non stai pagando quantità, ma autenticità). -
Linguaggio distintivo
Lessico netto (“verace”, “scorciatoie industriali”) per dare al pubblico parole semplici con cui scegliere e difendere la scelta. -
Contenuti come leva d’autorevolezza
Il libro nasce per i consumatori ma educa anche i gelatieri: content marketing che eleva la categoria e rafforza la leadership. -
Prove sociali e dominazione locale
Presidi locali con qualità costante: quando la prova è evidente, il passaparola e il pellegrinaggio di clientela diventano media gratis. -
Coerenza
Ingredienti, processo, servizio, comunicazione: tutto deve raccontare lo stesso posizionamento. Nessun “compromesso invisibile”.
DON PEPPINU: Gelato Verace | Come Creare una Categoria e Dominare il Mercato
In mercati affollati non vince chi urla più forte, ma chi definisce le regole del gioco.
Don Peppinu ha smesso di competere come “una gelateria migliore” e ha scelto di creare una categoria: il Gelato Verace.
Una scelta di marketing—prima ancora che di prodotto—che nasce da un’idea semplice: quando tutti dicono “gelato”, spesso parlano di cose diverse.
Dare un nome nuovo a ciò che è davvero latte, panna e frutta permette alle persone di scegliere con chiarezza.
Il potere del contrasto: definire un “opposto” per farsi capire
Per spiegare cos’è il Gelato Verace, si parte da ciò che non è: zucchero, aromi, coloranti e semilavorati che imitano il sapore del frutto.
Questo non serve a demonizzare nessuno; serve a creare un contrasto netto.
In termini di posizionamento (Al Ries/Jack Trout), l’opposto esiste per dare definizione al brand: più l’opposto è riconoscibile, più il posizionamento è forte.
In un mercato dove ci sono varie sfumature di gelato semi-lavorato, Don Peppinu sceglie l’estremo opposto e lo difende, senza compromessi.
È una mossa strategica: stare nel mezzo confonde; occupare l’estremo chiarisce.
L’estremo non è un vezzo artigianale, è un messaggio di mercato: se cerchi il vero gelato fatto da zero, senza “aiutini industriali”, lo trovi qui.
Chiamarlo “Gelato Verace” non è una trovata lessicale; è creare una categoria.
Un nome breve, memorizzabile, che codifica le sue regole: niente paste/coloranti/panna vegetale, sì a latte/panna/frutta vera.
Le regole rendono la categoria replicabile internamente e riconoscibile esternamente.
Così i clienti hanno un criterio di scelta e la concorrenza non può “mimetizzarsi” con claim generici.
Dalla promessa alla prova: far parlare il cucchiaio
Il marketing funziona quando la prova di prodotto è immediata.
Un pistacchio senza coloranti, con il sapore pieno della frutta secca, trasforma la promessa in evidenza.
È il momento in cui il cliente capisce che per anni ha mangiato “l’idea di pistacchio” e non il pistacchio.
Questa frattura percettiva non avviene con una brochure, avviene in bocca: ed è la leva più potente per consolidare il posizionamento.
Il gusto nasce nella mente. Colori troppo accesi e dolcezze “facili” creano aspettative fuorvianti.
Per questo il libro di Don Peppinu, Il Gelato è Sacro, educa: spiega perché quel verde “spento” è il colore naturale del pistacchio, perché la panna è vera e non vegetale, perché la frutta “sa di frutta” e non di caramella.
La sicilianità è sia un codice di marca che un racconto: dal nonno, ai metodi tramandati fino agli ingredienti di stagione.
Quando chiedi: “Com’era il gelato prima dell’invenzione buste semilavorate?”, la risposta è semplice: latte vero, frutta vera, lavoro vero.
Raccontarlo rende il brand credibile oltre la singola ricetta.
Obiezioni ricorrenti: prezzo, quantità, abitudine
“È caro”
“Altrove me ne danno di più”
“Sono abituato all’altro”.
Qui si ribalta la situazione: non stai comprando volume, stai scegliendo autenticità.
Se cerchi l’aroma zuccherino, va bene; ma non chiamarlo gelato.
Il posizionamento forte accetta di perdere chi non è il target giusto e concentra il messaggio su chi vuole qualità reale.
Meno clienti, più giusti: margine migliore e passaparola coerente.
La lezione da portarti a casa:
Questa storia non parla solo di gelato. Parla di strategia.
Se il tuo mercato è saturo, prova a:
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Definire un opposto chiaro, senza demonizzare ma marcando il confine.
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Dare un nome alla tua categoria e regole verificabili.
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Trasformare la promessa in prova rapida e ripetibile.
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Educare le aspettative per ridurre i fraintendimenti.
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Accettare di non piacere a tutti per piacere molto ai tuoi.
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