Highlander: Vuoi diventare uno degli immortali che sopravviveranno alla crisi?

Nello scorso articolo (che fa da introduzione a questo e che ti consiglio di rileggere) abbiamo parlato delle attività fondamentali per non far affondare un’azienda concentrandoci sulle parti più “esterne” dell’azienda. Oggi completeremo il lavoro focalizzandoci su meccaninche più interne e personali, basate sulle relazioni che un’azienda deve portare avanti per sopravvivere e possibilmente rinascere non appena la situazione economica si ristabilizza.

Riprendo dallo scorso articolo il concetto della gestione dei collaboratori. Capisco benissimo che sia il passaggio più duro da accettare per un imprenditore che considera l’azienda come casa sua e le persone che lavorano con lui come “una seconda famiglia”, ma per il bene del maggior numero di persone proiettato nel futuro è necessario prendere delle decisioni importanti anche se forti e che non vorremmo prendere mai in condizioni non disperate come queste.

Torniamo al concetto di base.

Lo scopo di un’azienda in tempi di crisi per sopravvivere è suddiviso in due punti molto chiari:

Flusso di cassa neutro significa che le entrate reali quotidiane (non “pagherò”, non poi vediamo, non a 30-60 gg ecc…) sono almeno equivalenti alle uscite quotidiane.

Breakeven o punto di pareggio significa portare l’esercizio ovviamente a non perdere denaro “alla chiusura dei conti”.

Ora è importante capire che l’unica cosa che conta sono i soldi che sono entrati e usciti oggi. E al massimo i soldi che sono entrati e usciti questa settimana. Con una proiezione dei soldi che entreranno e usciranno settimana prossima e così via.

Se i soldi che devono uscire settimana prossima sono di più di quelli che incasseremo, l’azienda deve fare il possibile e l’impossibile, il gradevole e lo sgradevole, il voluto e il non voluto pur di evitare che questo accada. E deve farlo ora.

Ogni centesimo di troppo che esce dall’azienda oggi, non ritornerà mai più e sarà perso per sempre. Non c’è tempo per decidere. Bisogna fare tutto adesso senza rimandare. Anche se ci si stringe un nodo alla gola.

Tornando al concetto dei collaboratori, bisogna ricordarsi la domanda fondamentale in questo momento e non perdere mai questa prospettiva:

“Come sopravviviamo a questa crisi?”

Purtroppo, e umanamente sono il primo a capire questa cosa, ci mancherebbe, molti imprenditori che sono di fatto brave persone attaccate a ciò che hanno costruito e a cosa rappresentano per altre persone, si fanno la domanda sbagliata che è la seguente:

“Come mantengo i miei collaboratori?”

Il problema è che durante una crisi, che sia il Coronavirus oggi o altro in futuro, flusso di cassa neutro e breakeven sono una vittoria. Non raggiungere questo obiettivo ci porta inevitabilmente al dissesto finanziario e a far parte di quel 30% di esercenti e imprese di cui parlano i giornali che a Giugno non riapriranno nemmeno la serranda.

Non essere tra quelli. Fai quello che ti dico.

Durante una crisi lo scopo è sopravvivere, andando a breakeven neutralizzando la cassa, non mantenere i collaboratori.

Ricorda che per il bene maggiore di queste persone, che tanto in una situazione di crisi difficilmente potranno trovare un altro lavoro, è meglio dover stringere i denti per un periodo di tempo e poi essere ri-assunte da te con un’azienda rinata e pronta ad affrontare nuove sfide, che prendere ancora uno, due stiendi di welfare e poi finire licenziati per sempre dato che la tua azienda non esisterà più e loro un altro lavoro vero probabilmente non lo troveranno.

Si chiama “il male minore”, ed è l’unica strada che si possa percorrere, quando strade “buone” purtroppo il fato non ce ne ha poste davanti.

La prima cosa da fare quindi non è “cercare di mantenere tutti stringendo i denti” in un tentativo kamikaze di solidarietà sociale. Devi trovare e selezionare chi sono i tuoi membri di “serie A”, cioè le persone critiche e indispensabili al 100% per “riaprire le porte”, ora e nell’immediato futuro legato alla ripartenza e prendere accordi con loro per tenerli. Una riduzione momentanea del 20-30% del loro compenso è accettabile se ovviamente spiegata e motivata nella maniera corretta.

Tutti coloro che non sono indispensabili, devono essere messi volenti o nolenti “in pausa”, e/o a seconda della cassa devono accettare una riduzione dei loro compensi molto più importante rispetto a quella dei collaboratori di serie A. Diciamo al limite di un reddito di sostentamento. Non ci sono alternative. Oppure essere “esodati” come direbbe Monti.

Ricordati, breakeven e cashflow neutro sono l’obiettivo per la sopravvivenza. Per quanto duro sia.

7 kg in 7 giorni: Una bella cura dimagrante per l’imprenditore

Quando arriva una crisi molto importante, non è l’azienda in senso astratto nè i collaboratori in senso più concreto ad avere bisogno per primi di una “cura dimagrante”. Il primo a doversi mettere a dieta è l’imprenditore e spesso il suo stile di vita è la causa principale del dissesto finanziario dell’azienda appena si stringono un po’ i cordoni delle entrate.

Il problema della maggior parte degli imprenditori, sicuramente in Italia perché lo dicono i dati in maniera incontrovertibile, è che invece di patromonializzare l’azienda e non solo renderla più solida in tempi di pace ma anche più forte in periodi di carestia, semplicemente alzano il livello dei vizi.

L’azienda diventa quindi un limone da spremere per finanziare i vizi, gli sfizi e gli stravizi dell’imprenditore, in una pia illusione che le cose andranno sempre bene. Quindi macchina, poi macchinone sportivo, poi SUV col parabufali per la moglie, poi casa più grande, poi seconda casa al mare, lago o montagna e via così di ferie “movida” ogni 3-4 mesi ecc…ecc…

Sia chiaro, io sono un nazi-liberale e per me ognuno con i suoi soldi fa quello che gli pare. Non c’è nessun giudizio morale in quello che dico, ma prettamente un giudizio asciutto e da tecnico. Quasi da “revisore dei conti”.

Diciamo in maniera iper-semplificata che la quasi totalità degli imprenditori conduce uno stile di vita troppo alto rispetto ai profitti reali generati dalla sua azienda, e lo finanzia proprio purtroppo con l’azienda stessa.

Sarebbe da pazzi pensare che io mi stia schierando o stia sostenendo teorie marxiste, di sfruttamento dei lavoratori, della sottrazione del plusvalore ecc… ricorda che sono un libertarian quindi mi trovo decisamente dall’altra parte della barricata rispetto a tali posizioni. In maniera brutalmente semplificata per me “Uno con i suoi soldi fa quello che gli pare finché non aggredisce gli altri e non deve dare conto a nessuno”.

Da tecnico però non posso non rilevare che una certa imperizia nell’amministrazione della propria azienda porta spesso a “uno con i suoi soldi fa quello che gli pare ma se lo fa male alla prima stretta dei cordoni fallisce”.

Quindi mi piacerebbe pensarmi come qualcuno che, tipo un bravo fratello maggiore, protegge le persone da sè stesse. Tutto qui.

Questo perché è fin troppo comune vedere imprenditori che spremono troppo l’azienda, che ci sia o no abbastanza “cibo” per l’azienda stessa.

Non è che sia necessario un Master in Economia a Harvard per capire che asfissiare la tua azienda affinché tu possa mantenere il tuo stile di vita “caviale e champagne” è la ricetta per un disastro totale non appena le cose peggiorano per qualsiasi motivo.

Il problema poi è che i “vizi”, una volta acquisiti, sono difficili da dismettere, sia emozionalmente che economicamente che anche in termini di tempo.

Per farti qualche esempio scemo in modo da capirsi: Se hai bisogno di liquidità, il porschino o il ferrarino da Magnum P.I. non solo non si vendono in due giorni. Ma non si vendono nemmeno lontanamente alla cifra alla quale li hai pagati, nè ti fa piacere disfartene per “immagine sociale” (“Cosa penserà la gente ora che non mi vede più con la mia spider a fare bruuum bruuum per le strade?? Che le cose mi vanno male? Mi guarderanno con compassione?) ecc…ecc…

Se devi liquidare perché è necessario il tuo chalet a Bùsdecùl dove andavi a “rigenerarti dallo stress”, quello non si vende in due giorni, non si vende al prezzo che vuoi e vale lo stesso discorso di prima.

Se i tuoi figli vanno alla prestigiosa scuola privata e in due costano solo di mantenimento quanto 10 mutui di casa, idem con patate. “Eh ma si fa tutto per i figli!”. Sì, certo, anche non farli morire di fame fra qualche mese sarebbe un’ ottima cosa ad esempio.

Sia chiaro che faccio riferimento a situazioni non ottimali, generate dal fatto che la tua azienda anche in condizioni normali viene già spremuta eccessivamente per pagarti “vizi e giocattoli”. In momenti di crisi questa spremitura nemmeno con le più sofisticate tecniche di “finanza creativa” è sostenibile, quindi tutte queste “spese superflue” vanno tagliate.

Non preoccuparti, sei in buona compagnia: Richard Branson, il multimilionario patron della Virgin s’è dovuto impegnare l’isola privata per evitare il dissesto finanziario della sua compagnia, quindi anche i grandi e forti e “sapienti” non sempre riescono a tenere tutto sotto controllo.

La regola per te quindi per evitare di trovarti in mutande fra qualche settimana è quella di tagliare tutte le spese personali che puoi. Tue, di tua moglie/marito e dei tuoi figli. E non sono rinunce a breve perché quando si ripartirà dopo il blocco totale, se sopravviverai ti ci vorranno comunque mesi per ritornare ai livelli di liquidità precedenti che ti permettevano di sostenere quel livello di vizi.

Devi essere aggressivo con questi tagli spese, a prescindere se gli esempi macchiettistici che ho fatto sopra si adattino alla tua situazione o meno.

Se non hai l’isola privata di Branson capisco. Se non hai il ferrarino non importa. Sicuramente vai a fare l’apericena una volta di troppo, compri un paio di scarpe di troppo, un vestito di troppo, vai dal parrucchiere e dall’estetista una volta di troppo (non me ne vogliano i miei studenti che gestiscono queste attività… tanto come mi giro la sbaglio, abbiate pietà di me) e in vacanza invece che alle Maldive vai a Lido di Sfiga vicino Comacchio che va benissimo.

Spero di averti fatto riflettere strappandoti un sorriso, ma è davvero importante che tu faccia un rendiconto finanziario della tua famiglia e porti sotto controllo le spese in relazione alla tua situazione il più velocemente possibile.

Carta e penna e taglia tutto quello che puoi. Ci sarà tempo per aragosta e champagne, ma non è oggi.

Denaro preso a prestito, sì o no?

Non vorrei mettermi a criticare o a denunciare le modalità con le quali lo Stato italiano sta proponendo (perché di soldi ad oggi mi dicono sui conti correnti ancora non ne siano arrivati), di “aiutare le aziende”, altrimenti questo diventa un post politico e lungi da me cadere in questo tranello.

Quindi, a parte discutere se “il cannone di Giuseppi” sia davvero un cannone di soldi o un cannone di supposte, vorrei parlare asetticamente del concetto di prendere soldi a prestito per rimanere vivi. Dato che in Italia soldi ” a fondo perduto” lo Stato ha già confermato che non ne darà, siamo certi che l’unica strada proprosta sia quella dell’indebitamento ulteriore.

Partiamo da un concetto molto terra terra, e cioè che i soldi che prendi a prestito oggi dovrai restituirli con i profitti futuri. Non è un concetto difficile da capire apparentemente ma evidentemente a molte persone sfugge.

Ad esempio la stessa CGIL in un suo report di qualche anno fa, confermava come una delle cause di povertà più diffuse tra gli italiani fosse l’acquisto della casa di proprietà. Sì, i rossi che più rossi non si può confermano che “comprare casa rende povero”.

Non ho intenzione di mettermi a discutere su questo argomento perché per gli italiani dire che comprare casa rende poveri equivale a bestemmiare in chiesa ma permettimi di spiegare il concetto dal punto di vista rischio/rendimento.

Troppe persone hanno comprato casa indebitandosi, con mutui a 30 anni e rate al limite di quanto potevano permettersi. Ovviamente la società è fluida e alla prima persona del nucleo famigliare al quale è capitata una variazione al ribasso del reddito (ad esempio lo hanno licenziato), l’intera famiglia si è ritrovata con un mutuo insanabile sulle spalle, casa che gli veniva portata via all’asta e rovina finanziaria per tutta la vita gravante sugli intestatari del mutuo ed eventuali garanti.

Questo per dire che contrarre un debito senza sapere se potrai ripagarlo è stupido. Che si parli di casa di proprietà o altro. Ciò che non controlli ti fa fuori. Ed è ciò chè capita alle decine di migliaia di persone che ogni anno si vedono portare la casa all’asta.

Se andiamo in USA sai qual è la prima causa di povertà? Non è la casa di proprietà perché non ce l’hanno come ossessione al livello degli italiani, bensì sempre un mutuo ma… scolastico.

Le università americane costano un botto, sono a stragrandissima maggioranza private e devi letteralmente fare un mutuo per poterle frequentare. Il problema è che se quando finisci gli studi non trovi un lavoro in grado di permetterti di mantenerti e contemporaneamente ripagare il mutuo contratto negli anni scolastici, sei rovinato.

Molti americani non comprano casa quando trovano lavoro e si sposano, perché spesso entrambi stanno ancora pagando il mutuo scolastico.

Lo stesso Obama non è riuscito ad estinguere il suo mutuo scolastico prima dei 40 anni, per capirsi. Mica micio micio bau bau.

Perché gli italiani tendono a sovraindebitarsi per gli immobili? Perché è facile e perché è emozionalmente appagante rispetto al doversi comprare una casa più piccola o in una zona meno prestigiosa di quella che hanno scelto. E perché è più facile fare il passo più lungo della gamba rispetto al tirare la cinghia e/o fare le cose secondo possibilità.

Perché gli americani si indebitano per andare a scuola? Perché l’accesso al credito è facile. È più semplice e comodo indebitarsi che tirare la cinghia o trovarsi un lavoro part time per mantenersi.

E considera che un USA l’alternanza scuola lavoro è molto più diffusa e normale che in Italia, dove la gente si fa mantenere dai genitori senza muovere un dito per decenni, anche durante l’università.

Comunque, detto questo, una intera generazione di persone ha scoperto sulla propria pelle e nella maniera più dura possibile che prendere a prestito denaro ora significa ipotecare il tuo futuro finanziario. Il risultato di questo insegnamento, che i debiti siano per case o per università, è purtroppo avere un futuro rovinato, accesso al credito precluso e spesso ci si trova a vivere il resto della vita da “fuggiaschi” e da rifiutati come appestati anche dal sistema bancario.

Questo al solito non é un discorso per fare la morale a qualcuno, quanto per spiegare come denaro preso a prestito oggi per supportare un’azienda che non è né a cashflow neutro nè a breakeven, è denaro che andrà ripagato in futuro con i profitti teorici che farai un giorno… quindi stai molto attento perché pasti gratis non esistono. Se quei profitti futuri non ci saranno o saranno diversi da quanto hai sperato ottimisticamente, la tua vita diverrà un inferno.

La mia esperienza personale, ed é come ho sempre gestito le mie aziende, suggerisce che per quanto possa essere doloroso e poco piacevole sul momento, stringere la cinghia, tagliare le spese, saltare un paio di pasti oggi è decisamente meno doloroso e grave rispetto al dover pagare le conseguenze enormi causate dalla mia incapacità di progettare uno scenario a breakeven e cashflow neutro.

Durante una crisi finanziaria feroce come quella attuale, le scorciatoie sono sempre foriere di disastri. Non hai nemmeno la leva della crescita alla quale poterti aggrappare. In questo momento prima di parlare di trovare nuovi clienti, dobbiamo pensare alla sopravvivenza.

In particolare per tutte quelle aziende che hanno un ciclo monetario lungo. Detto in maniera brutale, tutte quelle aziende per le quali passa molto tempo da quando pagano la merce e i vari costi correlati a quando incassano dal cliente.

Per questo è diverso calcolare il punto di cashflow neutro per un barista che magari ha un ciclo positivo perché incassa ora da un caffè e una brioche venduta mentre paga i fornitori a 60 giorni, da un’azienda che paga la materia prima, la lavora, la vende e incassa dopo settimane o mesi, rimanendo scoperta di liquidità per tutto quel periodo.

Come ti ho detto già nello scorso articolo, devi fare o farti guidare a fare dal tuo commercialista un rendiconto finanziario per flussi di cassa predittivo a 3 mesi, su base settimanale. Se non lo fai, sei finito. Non scherzo.

I problemi che devi risolvere oggi non sono: “Giuseppi mi darà o no 25.000€ di prestito”, bensì…

  • Come sopravviviamo?
  • Come stabilizziamo l’azienda?
  • Come andiamo a breakeven?
  • Come preserviamo l’ossigeno (la cassa) per sopravvivere un trimestre in più?
  • Come possiamo minimizzare l’ipoteca sul nostro futuro diventando aggressivamente “risparmiosi” e frugali oggi?

Rispondi a queste domande e metti al riparo il tuo futuro.

Gestione d’emergenza dei tuoi flussi bancari.

Stai molto attento riguardo ai debiti attuali nella banca dove hai il tuo conto operativo per operare e che gestisce il tuo deposito “contanti”. Se hai dei debiti la banca può bloccare il tuo conto corrente. Può succedere infatti che la banca blocchi il conto corrente di un proprio cliente.

Davanti a questa situazione, sarai impossibilitato a prelevare somme e a compiere operazioni. Il blocco del conto corrente può avere diverse cause: è possibile che un creditore abbia pignorato il conto; oppure che sia stato l’istituto di credito, di propria iniziativa, a “congelarlo” perché il cliente è inadempiente, oppure perché non sono state rispettate le norme antiriciclaggio. Non sempre, poi, queste operazioni sono anticipate da un preavviso: può accadere, quindi, che di punto in bianco ti capiti di non poter più prelevare alcunché.

Dato che i motivi in tempi di crisi per i quali puoi andare incontro al blocco del conto corrente sono infiniti e spesso di capiteranno addosso senza preavviso alcuno, devi passare a giocare in difesa il più velocemente possibile.

Alcune cose che puoi fare, ma ti consiglio di rivolgerti a uno specialista che possa studiare nello specifico la tua situazione quale io non sono, ti devono portare a:

  • Apri un nuovo conto corrente in una nuova banca e trasferisci lì la tua cassa e le operazioni principali. Le banche odiano letteralmente una cosa del genere ma faranno ricorso alle pratiche più bieche pur di recuperare il loro denaro (compresa quella di bloccarti il conto se le cose vanno troppo male), il che significa morte certa per il tuo business. Meglio avere da litigare con la banca e poter gestire quel litigio quando le cose si saranno sistemate che vedersi bloccare l’operatività ed essere mandato in malora da uno stronzetto in giacca e cravatta con la classica scusa “Purtroppo la mia direzione…”
  • Nelle situazioni più complesse, sotto rischio pignoramenti e similari e in generale in tutte quelle situazioni per le quali parte il blocco di tutti i conti correnti relativi alla tua p.iva a prescindere da dove si trovino, dovresti valutare con il tuo commercialista l’apertura di una p.iva nuova con relativo conto corrente. Questo ti permetterebbe di continuare a operare, incassare dai clienti e pagare i fornitori anche nella situazione più estrema.

Ovviamente sto iper-generalizzando e non è possibile in modo alcuno darti un consiglio generico che vada bene per la tua situazione. Ma quanto scritto serve a metterti all’erta sulla necessità di non farti trovare con le braghe calate e con un bacio della morte stampato sulla fronte della tua azienda. Parla con il tuo commercialista, un avvocato o meglio ancora con un esperto di queste situazioni. Se hai bisogno di aiuto ricordati che per un supporto puoi scrivere sempre a www.assistenzametodomerenda.com e faremo il possibile per indirizzarti al meglio.

Gestione della relazione con i proprietari della location dove operi.

Anche qui, pur essendo la situazione di ognuno diversa, come regola generale sarebbe buona cosa essere proattivi e responsabili nel chiedere una moratoria, una dilazione e/o una diminuzione dei canoni di affitto relativi alle tue attività, a prescindere dai decreti o non decreti ecc…

Comincia subito a parlare apertamente con le persone alle quali devi pagare gli affitti. Tanto tutti sanno che questa conversazione sta per accadere, se non è già avvenuta. L’importante è farla nel modo giusto, cioè anticipare il problema e non “tirare chiodi” e poi trovarsi a negoziare con una persona già molto maldisposta nei tuoi confronti.

Se la tua situazione in termini di cassa o di cashflow è sott’acqua, la richiesta iniziale dovrebbe essere quella di sospendere tutti i pagamenti per almeno 60 giorni. Poi puoi negoziare una riduzione o altro ma dipende sempre da quello che puoi permetterti di fare per sopravvivere.

Sicuramente ci saranno nella massa dissapori, litigi ecc… ma anche chi deve prendere del denaro da canoni vari deve capire che ha un’impresa e che il coronavirus ha colpito anche lui tramite te. Non è che non vuoi pagarlo perché ti sei speso i soldi in barche e donnine… è che non puoi.

Inoltre non è detto che riaprendo il tuo flusso di cassa torni ai livelli di prima che ti permettevano di sostenere quel livello di affitto. Quindi è da programmare una diminuzione del canone per altri 3-6 mesi intanto che la tua azienda riparte.

Come detto, è possibile che tu possa incontrare anche teste di quiz con le quali è impossibile negoziare, ma l’importante è che tu sia stato chiaro e pulito sin da subito. Se non potrai pagarlo nonostante le sue rimostranze e ti minaccerà di questo e quest’altro… beh sarà meglio gestire quelle “conseguenze” quando sarai sopravvissuto e sarai nelle condizioni di gestire quei problemi. Prima le cose più urgenti e importanti. Non perdere di lucidità e fai quello che deve essere fatto.

La cosa peggiore che puoi fare in questo momento è quella di bloccarti. Se ti farai trovare fermo quando arriva la tempesta e non avrai fatto nulla di quello che ti ho detto, verrai letteralmente spazzato via.

Relazione con i tuoi collaboratori e con il resto del mondo.

Ricordati che in momenti come questi il silenzio erode la fiducia e rovina i rapporti. Abbiamo appena parlato dell’importanza di una comunicazione aperta e franca con il locatore, ma la stessa cosa vale con i fornitori, con i clienti e in particolare con il tuo team.

Durante una crisi, è meglio abbondare in termini di comunicazioni piuttosto che essere parsimoniosi mentre la “sparizione” è la cosa peggiore che tu possa fare. Tutti quelli che hanno a che fare con la tua azienda sono ovviamente nervosi. Sono nervosi per il loro lavoro, sono nervosi perché devono ricevere dei pagamenti da te, sono nervosi sul fatto che gli pagherai quella fattura, la rata dell’affitto o del finanziamento ecc…

Probabilmente non puoi avere le risposte perfette per tutti e sarà quasi impossibile che tu possa dire a tutti quello che vogliono sentirsi dire. È ovvio. L’importante é che tu sia aperto e onesto riguardo alla situazione. Tutte queste persone meritano di essere tenuta al corrente della tua situazione, perché non è più solo tua ma è diventata anche la loro e hanno bisogno di sapere con chi stanno avendo a che fare.

Di base hanno bisogno di sapere che ti importa anche di loro, nonostante magari tu non possa accontentare tutti immediatamente al 100%. Ma si meritano e devi dargli la verità.

Quando viaggi in aereo è possibile che il tuo volo incontri turbolenze. Normalmente il capitano parla con voce calma e tranquillizzante a tutti i passeggeri anticipando quello che succederà, che tutto è sotto controllo, di allacciare le cinture e che dopo un po’ di prevista turbolenza tutto tornerà alla normalità.

Se il capitano stesse in silenzio e l’aereo cominciasse a ballare, a scendere in picchiata e calassero le mascherine dell’ossigeno e nessuno dicesse qualcosa… stai tranquillo che si scatenerebbe subito il panico ingestibile e incontrollabile.

E non è quello che vuoi ottenere per la tua azienda.

Devi comunicare a tutti che hai preso la situazione in mano e hai tutti gli indicatori sotto controllo. Stai lavorando per portare l’azienda a breakeven e casflow neutro e che se vogliamo arrivare sani e salvi A, B e C sono le azioni necessarie per poter rimanere in quota.

Questo dovrebbe permettere all’azienda di mantenersi per almeno altri 2 mesi, attendendo una ripartenza delle attività. Da lì in avanti se le misure prese basteranno e si tornerà pian piano in quota, tutti torneremo alla normalità il più velocemente possibile. Se la situazione peggiorerà, si dovranno prendere misure ancora più stringenti.

Esattamente come un medico cambia i dosaggi dei medicinali a un ricoverato a seconda della gravità della malattia che evolve giorno per giorno.

Ma terrai tutti aggiornati in tempo reale e hai già elaborato un piano per tre tipi di scenari diversi dai quali scenari l’azienda esce ogni volta come vincitrice, per essere stata in gradp di sopravvivere. Non sei in grado in una situazione come questa di dare tutte le certezze che vorresti, come non ne hai perfettamente per te, ma sei sicuro che ce la faremo e che il sole tornerà a splendere per tutti se collaboriamo in questo momento diffcile.

Ricordati che la comunicazione aperta è la risorsa più importante che tu possa avere in un momento di crisi con tutte le persone che hanno a che fare con la tua azienda.

Questa crisi per te sarà una ottima maestra sul come è necessario imparare a giocare “in difesa” nei momenti difficili e se sopravviverai e imparerai la lezione, questo farà di te un imprenditore decisamente migliore di quando in questa crisi ci sei entrato.

Vuoi un supporto per navigare in queste acque pericolose del business, oggi più che mai? Allora iscriviti al Circolo degli Imprenditori e entra a far parte del club di gente che fa impresa più importante d’Europa. Il circolo di coloro che ce la fanno e prosperano anche in momenti duri e difficili.

 

 

Alla prossima.

Rock ‘n Roll.

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